La Guardia di Finanza: "E' l'ultima opportunità di mettersi in regola"
Lo scudo allargato
Dopo il voto della scorsa settimana lo scudo fiscale – fino ad ora limitato alle fughe di capitale delle persone fisiche – è stato esteso a quelle compiute dalle società. In effetti è difficile distinguere queste da quelle, poiché molte volte i denari imboscati all’estero da singoli individui provengono da loro società di comodo. E molti dividendi e rendite percepiti all’estero da persone fisiche vanno a finire in società finanziarie che, a loro volta, in tutto o in parte occultano i propri capitali nei paradisi fiscali.

Le disposizioni normative per il rientro dei capitali dall'estero appaiono come l'ultima opportunità di mettersi in regola. E' quanto si legge nel comunicato stampa della Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle entrate del convegno 'Il destino dei paradisi fiscali'. In questi giorni le fiamme gialle stanno mettendo in campo mille verifiche fiscali, delle cinque mila in corso, dedicate al contrasto continuo dei fenomeni legati all'evasione fiscale internazionale: i fittizi trasferimenti all'estero delle residenze delle persone fisiche e giuridiche, la presenza nel nostro territorio di stabili organizzazioni, non dichiarate al fisco, di gruppi multinazionali esteri, le pratiche di transfer pricing, destinate a trasferire redditi in paesi con regimi fiscali di favore.
Dopo il voto della scorsa settimana lo scudo fiscale – fino ad ora limitato alle fughe di capitale delle persone fisiche – è stato esteso a quelle compiute dalle società. In effetti è difficile distinguere queste da quelle, poiché molte volte i denari imboscati all’estero da singoli individui provengono da loro società di comodo. E molti dividendi e rendite percepiti all’estero da persone fisiche vanno a finire in società finanziarie che, a loro volta, in tutto o in parte occultano i propri capitali nei paradisi fiscali. Dato questo intreccio, lo scudo fiscale per il rientro o la regolarizzazione dei capitali dall’estero, se limitato alle sole persone fisiche, rischiava di fallire in larga misura e di dare luogo a nuovi contenziosi. Dunque questa estensione era inevitabile.
Ci si può domandare, peraltro, perché non sia stata attuata prima, nel decreto fiscale, in cui è stato inserito questo condono, che dovrebbe collegarsi alle indagini a tappeto sulle evasioni e le frodi fiscali compiute mediante i conti cifrati e i depositi al portatore. E’ probabile che si sia deciso di rimandare per evitare il clamore che ciò avrebbe suscitato in Parlamento, dovuto al fatto che a questa estensione dello scudo si collega la sanatoria dei reati di falso in bilancio commessi in rapporto a queste evasioni.
Ci si può domandare, peraltro, perché non sia stata attuata prima, nel decreto fiscale, in cui è stato inserito questo condono, che dovrebbe collegarsi alle indagini a tappeto sulle evasioni e le frodi fiscali compiute mediante i conti cifrati e i depositi al portatore. E’ probabile che si sia deciso di rimandare per evitare il clamore che ciò avrebbe suscitato in Parlamento, dovuto al fatto che a questa estensione dello scudo si collega la sanatoria dei reati di falso in bilancio commessi in rapporto a queste evasioni.
Questa sanatoria, oltre che inevitabile, è anche necessaria, in quanto il far uscire clandestinamente dei capitali da società italiane o estere comporta sempre un’alterazione dei bilanci. E’ dunque una pura ipocrisia approvare l’estensione dello scudo alle società e allo stesso tempo opporsi alla sanatoria del falso in bilancio ad esso connessa. D’altra parte una volta che si sia adottato lo scudo fiscale anche per poter esercitare pressioni sugli stati che si prestano a queste evasioni affinché collaborino a sventarle, appare illogico non applicarlo alle società. Oltretutto ciò comporterebbe una discriminazione fra le diverse modalità con cui sono state compiute queste evasioni. Il vero punto del contendere non è questo. E’ se lo scudo costituisca davvero la premessa per rendere più trasparenti gli intrecci internazionali del capitalismo italiano.